Resistere
è indignarsi . Aprile, Marzabotto, esterno giorno.
Sono a Monte Sole, seduto su una pietra
di fronte al sagrato di quel che è rimasto
della chiesa di Casaglia.
Come si può parlare del 25 aprile oggi?
È la nostra memoria, la memoria di una
nazione, un patrimonio comune di riflessione.
L’anniversario della Liberazione dal
dominio nazifascista richiama il senso di
libert?nbsp;, la gioia della pace oltre il dolore di
quegli anni tragici e ci interroga credo, o
sarebbe bello se ci interrogasse almeno un
momento, al di la della passeggiata sulla
spiaggia con gli amici, della visita ai musei,
del fervore per la domenica di campionato,
del gelato in piazza o del pomeriggio sul
divano, immersi in centinaia di canali televisivi
che propongono migliaia di programmi.
La Liberazione, un percorso doloroso di
sacrificio umano, di persone come noi. Noi.
La Liberazione da cosa forse ci è chiaro,
ma “per cosa”, verso cosa? È più difficile
definirlo, sì, per quale Italia, per quale mondo,
quale progresso, quale bene per noi, per
le persone a noi più care.
Liberazione è un passaggio, un’identificazione
chiara del desiderio di superare una
condizione di oppressione per trovare la
realizzazione di sé, il compimento del bene
proprio e comune. Quel bene che sapore ha
oggi? Lo sentiamo compiuto?
Mi alzo e camminando sento un silenzio
diverso, sospeso tra il frusciare delle prime
foglie di quercia e i miei passi sulla ghiaia del
sentiero. Lo sguardo va alla lapide, le ultime
righe: «Così nel cimitero di Casaglia furono
massacrate 195 persone di 28 famiglie fra le
quali 50 bambini».
Poco più in la dell’Europa il mondo è ancora
intriso di sangue innocente.
Oggi di quale “resistenza” c’è bisogno? Di
cosa dobbiamo essere indignati, a cosa
dobbiamo reagire?
Alla manipolazione della verita? Abbiamo
bisogno della verita che ci offre il senso
critico, che ci dia la possibilità di comprendere.
Dobbiamo indignarci al plagio dell’informazione
e delle persone, al condizionamento
del consumo, dobbiamo reagire alla massificazione
che annulla l’identita. al razzismo
di chi ritiene che la vita di qualcuno abbia
più valore della vita di qualcun altro. Dobbiamo reagire
alla spettacolarizzazione del
dramma umano delle persone. Dobbiamo
resistere per conservare alla parola giustizia
il suo valore assoluto, perché non si trasformi
in un’opinione. Dobbiamo indignarci se la
droga è ritenuta un divertimento, una compensazione
normale delle frustrazioni della
quotidianità e se qualcuno dice che la mafia
non esiste. Dobbiamo riscoprire il silenzio e
la capacità di riflettere. Ma soprattutto non
dobbiamo assecondare la rassegnazione, la
sfiducia sulla possibilitàdi migliorare il mondo.
Dobbiamo ricordare che il desiderio di
ogni uomo è condividere la vita con i propri
cari, dignitosamente. Avendo la possibilità di
amare, di creare nuova vita e di sapere che
crescendo i figli potranno realizzare il loro
sogno, condividendo con qualcuno il bello
ed il dolore dell’avventura del vivere.G. Diritti
Una lapide a Marzabotto conclude: «Vogliamo
nel loro ricordo che tutti i paesi e
tutti i popoli possano vivere nella pace e
nella fratellanza».