domenica 31 luglio 2011
Ulster e dintorni: SOS Internet Connection
Ulster e dintorni: SOS Internet Connection: "Pensavo che non avrei mai più riavuto la mia connessione. Un po' come quando ad un fumatore togli improvvisamente le sigarette. Una tragedia..."
Buona domenica ...
venerdì 29 luglio 2011
Ulster e dintorni: Case e mattoni
Ulster e dintorni: Case e mattoni: "Una cosa che balza subito all'occhio arrivando qui è che la stragrande maggioranza delle abitazioni sono villette di mattoncini rossi. Non s..."
Sogno che dopo la vittoria nei referendum, si sia compreso il significato di acqua pubblica. SEL lo ha compreso...

( Alex Zanotelli, che tanto si è speso - e si spende - per l'acqua pubblica )
Dopo la vittoria referendaria SEL è chiamata a svolgere una funzione politica e istituzionale coerente. In molti abbiamo partecipato alla vita del movimento (anche in tutte le fasi di raccolta di firme), dopo il voto siamo intervenuti come forum “beni comuni e territorio” all’Assemblea del Comitato referendario per i due si sull’acqua svoltasi a Roma il 2 e 3 luglio (sia in plenaria che nei gruppi della domenica), poi al seminario del movimento svoltosi a Genova il 20 luglio. Abbiamo convocato un seminario aperto di discussione e approfondimento ad Arezzo il 22 luglio, un bell’appuntamento riuscito e partecipato, stiamo mettendo in programma altre iniziative. Lo stesso titolo (“Bene comune: dopo i SI il come considerare davvero l’acqua bene comune e diritto umano”) ha avuto successo visto che già prima del seminario nazionale si sono svolte iniziative locali di SEL (ad esempio a Ravenna e La Spezia) con la stessa intestazione. Al termine del seminario, sulla base dei temi trattati (e lì autorevolmente introdotti e dibattuti), oltre che di spunti e osservazioni di molti compagni e compagne (prima, dopo e durante il seminario), abbiamo cercato di riassumere cinque indirizzi politici e programmatici di SEL sull’acqua, bene comune e diritto umano.
Valerio Calzolaio (per il forum sel beta)
25 luglio 2011
FORUM NAZIONALE SEL “BENI COMUNI E TERRITORIO”
BENE COMUNE: dopo i SI, il come
considerare davvero l’acqua Bene comune e Diritto Umano
1. Il principio universale dell’acqua “bene comune”. L’acqua è il “principio” della vita, il nesso originario, inestricabile ed evolutivo, tra vivente e non-vivente e tra vivente umano e vivente non-umano.
Un anno fa, il 28 luglio 2010, l’Assemblea Generale dell’ONU ha adottato una risoluzione con la quale si dichiara “diritto umano” l’accesso all’acqua con funzioni alimentare e igienica. Il diritto umano all’acqua è considerato da decenni implicito nel diritto internazionale, più lo si afferma esplicitamente meglio è, nelle dichiarazioni sovranazionali come nelle costituzioni nazionali. Le risoluzioni non sono patti accordi convenzioni, non vanno ratificate, non prevedono attuazioni vincolanti, non contengono obiettivi e scadenze. Inoltre, un diritto all’accesso riguarda ogni vivente, più che un diritto è una condizione della sua esistenza sopravvivenza riproduzione. Piante e animali, individui e specie, non umani e umani senza acqua non si sa cosa siano e certo non vivono. L’acqua, poi, è tanta sul pianeta, accedervi è facile o difficile a seconda dell’ecosistema, del bioma, del clima, oppure del suo stato e della sua qualità, oppure di quanto altro vivente ne ha bisogno, di quali concorrenza/gerarchia/potere ci sono fra e all’interno delle specie. Sotto questi punti di vista i concetti chiave sono i “beni comuni” e i “diritti della Terra”.
A livello ONU serve una strategia che, dopo il primo passo della risoluzione, individui e programmi i passi successivi: a) un’autorità responsabile delle dichiarazioni, delle risoluzioni, di tutti i protocolli e accordi relativi in qualche modo all’accesso all’acqua: è opportuno un organismo mondiale ad hoc con funzioni legali, operative, informative; intanto la UN-water potrebbe accrescere compiti e poteri e riassorbire funzioni assurdamente delegate ai privati e al pubblico-privato (come il Consiglio Mondiale dell’acqua); b) un immediato accordo internazionale per i “50 litri gratuiti” (anche come coalizione di volenterosi, in rete con la Bolivia), valutando come tener conto della “iniqua” distribuzione fisica e della “iniqua” cooperazione attuale fra paesi “ricchi e poveri” di acqua, fra chi è affamato e assetato per scelte del modello capitalista e del modello liberista, valutando l’aumento in quantità e l’indirizzo idrico della cooperazione allo sviluppo sostenibile di paesi come l’Italia (un fondo italiano per i 50 litri a chi ha sete come programma di governo); c) un organico meccanismo o protocollo contro la sete (contro la permanente sistematica violazione del diritto all’acqua per umani e altro vivente): se ci è ormai resi conto che molti Obiettivi del Millennio non verranno raggiunti entro il previsto 2015 (fra cui il settimo, parzialmente dedicato proprio all’acqua), si può avviare un negoziato intergovernativo ufficiale (o almeno una coalizione dei volenterosi tipo quella avviata dal governo boliviano, primo presentatore della risoluzione ONU) per garantire tempi certi e misure legalmente vincolanti per un diritto civile giustiziabile; b) norme internazionali che scongiurino i pericoli delle grandi dighe, che abbinino al diritto d’accesso il divieto di pretese esclusive, che valorizzano tecniche e conoscenze tradizionali, che tematizzino il secondo ventennio delle Agende XXI sull’acqua nelle città, che assumano l’onore della prevenzione e della assistenza per i profughi dell’acqua provocati dai cambiamenti climatici antropici contemporanei.
2. La normativa europea “unica” vigente in Italia dopo il referendum. A livello europeo alcune Reti di Associazioni, Movimenti, forze sindacali e istituzioni impegnate sull’acqua si apprestano a lanciare nei prossimi mesi alcune campagne ed iniziative finalizzate a proporre su base legale la alcuni principi di riconoscimento del diritto all’acqua. L’obiettivo è quello di costruire consenso in tanta parte della UE sull’opzione pubblica, contribuendo a definire cosa deve cambiare nelle direttive e nei singoli stati. E’ maturata l’esigenza di un aggiornamento e di una nuova impostazione della direttiva-quadro (2060/2000). Si sta pensando ad un atto di indirizzo di partecipazione popolare (un milione di firme in almeno 7 stati), volto anche a sollecitare la revisione del preambolo (acqua bene comune della Terra), dell’articolo 9 (il principio del pagamento integrale dei costi per l’accesso) e dell’articolo 14 (la partecipazione alle decisioni) della direttiva. Già nel 2012 vi sono scadenze sociali, politiche e istituzionali alle quali partecipare e far pesare il voto referendario italiano.
3. Quando e come modificare la legislazione italiana in coerenza con i risultati referendari. Il 14 luglio la Corte di Cassazione ha approvato ufficialmente il risultato dei referendum del 12 e 13 giugno 2011, il quorum (circa 27 milioni 690 mila votanti), la vittoria dei si come maggioranza assoluta degli aventi diritto (fra i 25 milioni 930 mila e i 26 milioni 128 mila). I si hanno “abrogato” norme e definito un sistema che “tiene” ma necessita di nuove norme “positive”.
Nell’attuale legislatura con l’attuale parlamento non è credibile aspettarsi norme coerenti con la vittoria referendaria. Da una parte c’è un vincolo normativo (nostro): il legislatore non può riproporre le medesime norme abrogate dai referendum. Dall’altra parte c’è un vincolo programmatico (loro): la maggioranza ha proposto l’impostazione e l’articolo “abrogati” dal si al primo quesito, la gran parte dell’opposizione si riconosce nella proposta di legge del Pd. E’ difficile che dalla dialettica dell’attuale legislatura emerga qualcosa di coerente con l’impostazione di chi (come anche SEL) ha sostenuto la raccolta di firme e il si ai referendum.
La nostra “barra” è la proposta di legge di iniziativa popolare promossa nel 2007 dal Forum italiano dei movimenti per l’acqua (su cui anche hanno raccolto tante firme anche le forze che hanno dato vita a SEL), con le conseguenze del referendum (opzione “pubblica” rispetto alle tre opzioni consentite dalla normativa europea in base al SI al primo quesito, eliminazione dei “profitti” dalla gestione in base al SI al secondo quesito). E’ stata abrogata la privatizzazione forzata e scadenzata dei servizi pubblici locali di rilevanza economica, si tratta di costruire consenso, modi e tempi per la gestione pubblica del servizio idrico. Si tratta di continuare a ragionare e a definire proposte su quali strumenti di finanza pubblica vanno attivati, come superare organicamente il modello tariffario vigente (fra l’altro, centralizzato), quali forme organizzative di transizione e a regime (pubblico) vanno individuate per gestire il servizio idrico, come integrare la gestione del servizi con il governo della risorsa, come affrontare scadenze e agenzie nazionali previste da norme ancora in vigore, come reintrodurre l’istituto dell’azienda speciale anche consortile.
La questione degli atti necessari dell'eliminazione dalla tariffa della quota relativa alla “adeguata remunerazione del capitale” richiede una immediata volontà e una coerente pratica di “rimodulazione” della tariffa a tutti i livelli. Vi sono aspetti nazionali (è stato ipotizzato un fondo nazionale per la ristrutturazione delle reti idriche), aspetti finanziari (le spa quotate in borsa, il ruolo della Cassa depositi e Prestiti) e aspetti territoriali (vertenzialità rispetto a comuni e gestori).
Va anche esaminata, monitorata e gestita la situazione di tutti i servizi pubblici locali in relazione alla (pessima) manovra nazionale approvata a metà luglio. Erano tutti oggetto del primo quesito e si dovrebbe valutare in che misura l'incentivo sia assimilabile ad un obbligo. Vi è poi il problema delle multiutility, sia per gli aspetti normativi generali e astratti che per gli aspetti territoriali.
In una prospettiva di nuovo parlamento e di nuovo governo (anche libertario, ecologista, di sinistra) è indispensabile una nuova legge di governo complessivo della risorsa idrica, da tutelare e difendere come diritto della Terra. Il servizio idrico è un servizio di interesse generale pubblico.
4. Nessun “modello” regionale. Ogni regione e ogni comune hanno recuperato autonomia dalla vittoria dei SI e vivono situazioni specifiche, è difficile un modello unico da realizzare a breve (per noi, in linea di massima, quello di aziende pubbliche a monosettoriale efficiente gestione del servizio idrico integrato su scala di bacino idrografico, senza fine di lucro e con originali forme di partecipazione diffusa). L’obiettivo è valorizzare, rafforzare o costruire una rete di aziende di diritto pubblico, organizzate ed efficienti, che, senza tornare alla gestione diretta, garantiscano a tutti, senza distinzione di censo o di stato sociale, il servizio di accesso ad un’acqua qualitativamente buona, al prezzo più basso possibile, nelle forme più consortili possibili (a livello sovra comunale e a livello di bacino idrografico), risparmiando quanto più acqua possibile.
In questo momento, in base alla normativa europea, le (tre) modalità “europee” di gestione negli ambiti territoriali ottimali sono legittime e lo restano fino alla scadenza originariamente prevista negli affidamenti (gli ATO oggi sono 91, 64 in vario modo tutti “pubblici”). L’obiettivo è trasformare subito o il prima possibile le aziende società per azioni (anche quelle non solo “pubbliche”) in soggetti giuridici di diritto pubblico.
Entro il 31.12.2011 le funzioni degli ATO passano alle regioni che devono, dunque, riorganizzare gli ambiti ottimali attuali in un contesto in cui sono rimessi in discussione gli affidamenti senza gara. Dovrebbe essere l’occasione per introdurre innovazione sui modelli di affidamento e sulla tipologia delle società, ripensando così organicamente le normative regionali sui servizi idrici attuative della legge 36 del 1994 (ovvero anche sulla priorità dell’uso potabile rispetto alla totalità di usi e concessioni) e, soprattutto, la (precedente) legge che reimpostava il governo della risorsa e imponeva bilanci idrici a livello di bacino idrografico, la legge 183 del 1989, spesso attuata poco e male (e successivamente).
Servono mozioni immediate e leggi tempestive praticamente in tutte le regioni, atti di indirizzo e revisioni statutarie nei comuni e nelle province, coerenti con la forma giuridica e con la sostanza politica della vittoria referendaria.
Dopo la vittoria è stata approvata dalla Puglia una prima importante legge (e non a caso il Governo l’ha contestata e impugnata di fronte alla Corte Costituzionale) ove è sancito che l’acqua è bene comune di proprietà collettiva, che la disponibilità e l’accesso sono diritti non assoggettabili a ragioni di mercato, che l’azienda pubblica regionale persegue il pareggio di bilancio, che non sono previsti utili e profitti ma solo avanzi di bilancio, avanzi netti di gestione (destinati esclusivamente e percentualmente agli investimenti, alle erogazioni gratuite, alla solidarietà internazionale). La legge pugliese è un’innovazione rilevante e positiva, indispensabile premessa normativa al passaggio dell’Acquedotto Pugliese da spa ad azienda pubblica senza finalità di lucro. E’ urgente seguire bene la fase definitoria del regolamento attuativo anche per recuperare criticità, obiezioni e incertezze.
5. SEL. Il ruolo di SEL è delineato già dai punti precedenti che hanno varie “pratiche” di movimento e nelle istituzioni. Per esempio, sarebbe importante promuovere l’inserimento del diritto all’acqua bene comune nelle Costituzioni nazionali e nei patti giuridici “fondativi” della convivenza civile a tutti i livelli. Incontreremo il comitato referendario a livello nazionale il 28 luglio. Si tratta di realizzare analoghi incontri nelle varie realtà, di presentare mozioni nei consigli regionali che abbiano un indirizzo comune e una modulazione specifica, di seguire e valutare l’operato dei vari gestori all’interno di percorsi di ripubblicizzazione del servizio idrico integrato. Possiamo ipotizzare una presa di posizione degli organismi dirigenti, possibilmente un documento per la prima prossima Assemblea nazionale. A cavallo fra settembre e ottobre potremmo coordinare incontri a livello macroregionale (sud, centro, nord) per aggiornare via via il quadro dell’iniziativa e definire una specifica piattaforma sulla partecipazione diffusa alle decisioni pubbliche (di verifica e accompagnamento rispetto alla democrazia rappresentativa). Non sarebbe male consolidare l’associazione almeno europea delle aziende pubbliche dell’acqua (anche in forme federative e accreditate a livello comunitario) e promuovere subito un coordinamento italiano di aziende “tutte” pubbliche (anche in connessione con la rete delle amministrazioni per le Agende XXI), quanto meno di aderenti o simpatizzanti SEL che vi operano (anche come lavoratori). L’indirizzo politico-programmatico di SEL può essere fatto valere sia nei percorsi istituzionali e normativi ai vari livelli sia in tutti i prossimi importanti avvenimenti internazionali, fra gli altri quello di dicembre a Durban (clima), di marzo a Marsiglia (acqua), di giugno a Rio (sviluppo sostenibile 20 anni dopo), in vista dell’”esaurimento” del protocollo di Kyoto (31 dicembre 2012).
giovedì 28 luglio 2011
mercoledì 27 luglio 2011
Ulster e dintorni: Eccoci qua!
Ulster e dintorni: Eccoci qua!: "Eccoci qua per la seconda attesissima puntata di 'Blogghe dar mondo'. Come tutti ricorderanno (ma sicuramente, guarda!), il precedente epi..."
martedì 26 luglio 2011
Ulster e dintorni: Eccoci qua!
Ulster e dintorni: Eccoci qua!: "Eccoci qua per la seconda attesissima puntata di 'Blogghe dar mondo'. Come tutti ricorderanno (ma sicuramente, guarda!), il precedente epi..."
lunedì 25 luglio 2011
domenica 24 luglio 2011
sabato 23 luglio 2011
Tu riempi tutto, tutto ... P.Neruda

Perché tu mi oda
le mie parole
a volte si assottigliano
come le orme dei gabbiani sulle spiagge.
Collana, sonaglio ebbro
per le tue mani dolci come l'uva.
E le vedo lontane le mie parole.
Più che mie esse son tue.
Si arrampicano sul mio vecchio dolore come l'edera.
Si arrampicano così sulle pareti umide.
Sei tu la colpevole di questo gioco sanguinoso.
Esse fuggono dal mio rifugio oscuro.
Tu riempi tutto, tutto.
venerdì 22 luglio 2011
Frase del giorno
mercoledì 20 luglio 2011
sabato 16 luglio 2011
giovedì 14 luglio 2011
Frasi poetiche per riflettere sulla vita ....

Talvolta la mia gioia - Rabindranath Tagore
Talvolta la mia gioia ti spaventa amore mio nasce dal nulla e si nutre di poco di larve invisibili che il vento trasporta di frammenti di paura che si fondono in tepore di briciole di serenità cadute dalla mensa dei poveri di un raggio di sole che risveglia lucciole addormentate in gocce di rugiada se mi ami amore mio perdona la mia gioia.
mercoledì 13 luglio 2011
Buonanotte ...
martedì 12 luglio 2011
domenica 10 luglio 2011
venerdì 8 luglio 2011
giovedì 7 luglio 2011
Iscriviti a:
Post (Atom)



