
Una morte «tranquilla e serena». Il sito di Josè Saramago ha annunciato così la scomparsa del premio Nobel per la letteratura, morto di leucemia cronica all’età di 87 anni nella sua casa di Tias, nelle isole Canarie. Al suo capezzale c’era la moglie Pilar del Rio. Saramago aveva passato una notte tranquilla, aveva fatto colazione, e poi si è sentito male.
«Se puoi vedere, guarda. E se puoi guardare, osserva», diceva. E in effetti nessuno come lui ha saputo studiare l’Uomo, in un quadro di grande respiro. Ha perso molto il mondo della cultura: premio Nobel per la letteratura nel 1998, José Saramago è considerato uno degli scrittori maggiormente dotati di talento dell’era contemporanea. Particolare il suo stile, a cominciare dalla punteggiatura - periodi lunghi anche più di una pagina - originali le sue storie che spesso come nel caso di «Cecità» o «Le intermittenze sulla morte» iniziano con un avvenimento inaspettato, surreale e assurdo senza cornici spaziali o temporali. E che diventano il pretesto per scandagliare l’animo umano umano nelle sue pieghe più nascoste con un sottile filo d’ironia. Non a caso, fece scalpore «Il vangelo secondo Gesù Cristo», uno dei capolavori più controversi (1991) che provocò forti reazioni da parte del clero cattolico. Con l’ultimo suo lavoro pubblicato l’anno scorso, «Caino», Saramago (che si è sempre dichiarato ateo) tornò poi a polemizzare con la chiesa cattolica, avendo non solo criticato la Bibbia ma definito il Dio del libro «vendicativo, rancoroso, cattivo, indegno di fiducia». Ernesto Franco, direttore editoriale dell’Einaudi, amico dello scrittore portoghese, racconta: «Eravamo amici da tempo immemorabile, da quando io recensivo sui quotidiani e sulle riviste i suoi capolavori, e riuscii a portarlo all’Einaudi negli anni ’90. Vivemmo insieme i momenti del Nobel e spesso spettava a me dialogare con lui in pubblico di temi diversi». Descrive poi la «ferita» di entrambi quando Saramago lasciò l’Einaudi a causa di un libro su Berlusconi (uscito da Boringhieri): «Ci capimmo, restammo amici», dice. E aggiunge: «Era un grande lettore di libri, e con Kafka aveva avuto un rapporto particolare, che lo aveva portato a creare mondi dal nulla, a immaginare».
Iscritto al Partito Comunista portoghese nel 1969, riuscì ad evitare di finire nelle mani della polizia politica del regime. Dal 1974 in poi si dedicò esclusivamente alla scrittura arrivando al successo nel 1982 con «Memoriale del convento», cui seguirono «Storia dell’assedio di Lisbona» e «Cecità».
Intellettuale attivo fino all’ultimo, interveniva spessissimo sul suo blog, e si era attirato polemiche anche in Italia: dalle pagine del blog, aveva infatti contestato Berlusconi per la sua politica in Italia, paragonandolo addirittura a Catilina. Di qui, la decisione di Einaudi (gruppo Mondadori) di non pubblicare una raccolta di scritti, il «Quaderno», che è stato poi edito da Bollati Boringhieri. E lui, anche in quell’occasione, non si scompose nemmeno un po’: «Tutti hanno il diritto di indignarsi, per quello che accade nelle sfere della politica e della religione o della società stessa, se a loro sembra che ci sia del male».
A ottobre arriverà «L’ultimo quaderno»: raccoglierà altri commenti dal blog. Non può mancare Berlusconi, che merita alcune pagine tutte per sé. Una questione affrontata come una vera deriva sociale e politica del nostro paese.
Il Portogallo - dove era nato - è in lutto. La camera ardente è stata aperta a Lanzarote, la salma sarà tumultata a Lisbona.
( Dal quotidiano IL TIRRENO di oggi )