martedì 31 maggio 2011
lunedì 30 maggio 2011
Pensieri celati ...
domenica 29 maggio 2011
venerdì 27 maggio 2011
Sono andato segnando ... Pablo Neruda

Sono andato segnando (Venti poesie d'amore..., XIII) (Pablo Neruda)
Sono andato segnando con croci di fuoco
l’atlante bianco del tuo corpo.
La mia bocca era un ragno che passava nascondendosi.
In te, dietro te, timoroso, assetato.
Storie da raccontarti sulla riva del crepuscolo
bambola triste e dolce, perché non fossi triste.
Un cigno, un albero, qualcosa di lontano e di felice.
Il tempo dell’uva, il tempo maturo e fruttifero.
Io che vissi nel porto da dove ti amavo.
La solitudine attraversata dal sogno e dal silenzio.
Rinchiuso tra il mare e la tristezza.
Silenzioso, delirante, tra due gondolieri immobili.
Tra le labbra e la voce, qualcosa va morendo.
Qualcosa con ali d’uccello, qualcosa d’angoscia e d’oblio.
Così come le reti non trattengono l’acqua.
Bambola mia, restano appena gocce che tremano.
Tuttavia qualcosa canta tra queste parole fugaci.
Qualcosa canta, qualcosa sale fino alla mia avida bocca.
Oh poterti celebrare con tutte le parole della gioia.
Cantare, ardere, fuggire, come un campanile nella mani di un pazzo.
Triste tenerezza mia, cosa diventi d’improvviso?
Quando son giunto al vertice più ardito e freddo
il mio cuore si chiude come un fiore notturno.
giovedì 26 maggio 2011
mercoledì 25 maggio 2011
veramente ....
martedì 24 maggio 2011
lunedì 23 maggio 2011
domenica 22 maggio 2011
La felicità ...
“Ricetta dei sogni”
- Fa sempre ciò che ti rende felice. Se per sentirti libero e assecondare il tuo cuore dovrai rinunciare alle tradizioni o alle credenze che ti sono state inculcate durante l’infanzia, non esitare.
- Sii il migliore amico di te stesso. Sappi che i momenti di solitudine, lontano dalla confusione, ti permetteranno di scoprire chi sei davvero. Ovunque ami stare, che tu ti senta in pace con te stesso in mezzo agli altri o completamente solo, avrai conquistato qualcosa che riesce davvero a pochi: una vita vera, basata soltanto sui tuoi principi.
- Abbandona il tuo << guscio di certezze >>, esci dal coro: parti, va lontano. Abbatti tutte le pareti che hai innalzato attorno a te. Sii libero, lascia che il tuo spirito voli verso il tuo destino.
- Ricorda sempre che gli unici tesori che potrai portare con te quando verrà il momento di abbandonare questo mondo, sono i ricordi dei tuoi sogni che hai realizzato, o che hai fatto del tuo meglio per realizzare. Alle spalle ti lascerai unicamente le cose buone o cattive che hai compiuto per trasformare la Terra in un luogo migliore o peggiore. Ogni oggetto materiale che possiedi, è soltanto in prestito per il tempo che trascorri qui. Non scordarlo mai.
- Dimentica una volta per tutte, ciò che gli altri pensano o dicono. Si tratta della tua vita e finchè vivi e lasci vivere, non dovrai mai preoccuparti di quello che la gente dice di te. I pettegolezzi sono irrilevanti, danneggiano solo chi li diffonde.
- L’unica persona con cui dovresti competere in questo mondo sei tu. Nessun altro. Cerca di diventare un individuo migliore, giorno dopo giorno.
- Nel momento in cui sono riuscito a cancellare parole come odio, vendetta, risentimento, e rivalità, dalla mia memoria e dal mio cuore, mi sono sentito un uomo nuovo. Mi è costato anni comprendere che se qualcuno ti percuore sulla guancia, tu devi porgere anche l’altra. Essere umili significa raggiungere un livello di spiritualità che non avri mai immaginato fosse alla mia portata. Questo ha fatto la differenza.
- Non dimenticare mai, che un perdente non è colui che non raggiunge i suoi obiettivi, ma colui che vi rinuncia in partenza.
Lettera a mio figlio sulla felicità di Sergio Bambarén <
Lettera a Mio Figlio sulla Felicità
Sergio Bambaren
- Fa sempre ciò che ti rende felice. Se per sentirti libero e assecondare il tuo cuore dovrai rinunciare alle tradizioni o alle credenze che ti sono state inculcate durante l’infanzia, non esitare.
- Sii il migliore amico di te stesso. Sappi che i momenti di solitudine, lontano dalla confusione, ti permetteranno di scoprire chi sei davvero. Ovunque ami stare, che tu ti senta in pace con te stesso in mezzo agli altri o completamente solo, avrai conquistato qualcosa che riesce davvero a pochi: una vita vera, basata soltanto sui tuoi principi.
- Abbandona il tuo << guscio di certezze >>, esci dal coro: parti, va lontano. Abbatti tutte le pareti che hai innalzato attorno a te. Sii libero, lascia che il tuo spirito voli verso il tuo destino.
- Ricorda sempre che gli unici tesori che potrai portare con te quando verrà il momento di abbandonare questo mondo, sono i ricordi dei tuoi sogni che hai realizzato, o che hai fatto del tuo meglio per realizzare. Alle spalle ti lascerai unicamente le cose buone o cattive che hai compiuto per trasformare la Terra in un luogo migliore o peggiore. Ogni oggetto materiale che possiedi, è soltanto in prestito per il tempo che trascorri qui. Non scordarlo mai.
- Dimentica una volta per tutte, ciò che gli altri pensano o dicono. Si tratta della tua vita e finchè vivi e lasci vivere, non dovrai mai preoccuparti di quello che la gente dice di te. I pettegolezzi sono irrilevanti, danneggiano solo chi li diffonde.
- L’unica persona con cui dovresti competere in questo mondo sei tu. Nessun altro. Cerca di diventare un individuo migliore, giorno dopo giorno.
- Nel momento in cui sono riuscito a cancellare parole come odio, vendetta, risentimento, e rivalità, dalla mia memoria e dal mio cuore, mi sono sentito un uomo nuovo. Mi è costato anni comprendere che se qualcuno ti percuore sulla guancia, tu devi porgere anche l’altra. Essere umili significa raggiungere un livello di spiritualità che non avri mai immaginato fosse alla mia portata. Questo ha fatto la differenza.
- Non dimenticare mai, che un perdente non è colui che non raggiunge i suoi obiettivi, ma colui che vi rinuncia in partenza.
Lettera a mio figlio sulla felicità di Sergio Bambarén <
Lettera a Mio Figlio sulla Felicità
Sergio Bambaren
sabato 21 maggio 2011
venerdì 20 maggio 2011
mercoledì 18 maggio 2011
lunedì 16 maggio 2011
domenica 15 maggio 2011
Buonanotte poetica ....

PABLO NERUDA - *Perché tu possa ascoltarmi
Perché tu possa ascoltarmi
Le mie parole
Si fanno sottili, a volte,
come impronte di gabbiani sulla spiaggia.
Collana, sonaglio ebbro
Per le tue mani dolci come l'uva.
E le vedo ormai lontane le mie parole.
Più che mie sono tue.
Come edera crescono aggrappate al mio dolore antico.
Così si aggrappano alle pareti umide.
E' tua la colpa di questo gioco cruento.
Stanno fuggendo dalla mia buia tana.
Tutto lo riempi tu, tutto lo riempi.
Prima di te hanno popolato la solitudine che occupi,
e più di te sono abituate alla mia tristezza.
Ora voglio che dicano ciò che io voglio dirti
Perché tu le ascolti come voglio essere ascoltato.
Il vento dell'angoscia può ancora travolgerle.
Tempeste di sogni possono talora abbatterle.
Puoi sentire altre voci nella mia voce dolente.
Pianto di antiche bocche, sangue di antiche suppliche.
Amami, compagna. Non mi lasciare. Seguimi.
Seguimi, compagna, su quest'onda di angoscia.
Ma del tuo amore si vanno tingendo le mie parole.
Tutto ti prendi tu, tutto.
E io le intreccio tutte in una collana infinita
Per le tue mani bianche, dolci come l'uva.
sabato 14 maggio 2011
venerdì 13 maggio 2011
mercoledì 11 maggio 2011
martedì 10 maggio 2011
lunedì 9 maggio 2011
sabato 7 maggio 2011
venerdì 6 maggio 2011
Nei giardini che nessuno sa - testo di una bella canzone di Renato Zero

Senti quella pelle ruvida.
Un gran freddo dentro l'anima,
fa fatica anche una lacrima a scendere giù.
Troppe attese dietro langolo,
gioie che non ti appartengono.
Questo tempo inconciliabile gioca contro te.
Ecco come si finisce poi,
inchiodati a una finestra noi,
spettatori malinconici,
di felicità impossibili
Tanti viaggi rimandati e già,
valigie vuote da uneternità
Quel dolore che non sai cosè,
solo lui non ti abbandonerà mai, oh mai!
E un rifugio quel malessere,
troppa fretta in quel tuo crescere.
Non si fanno più miracoli,
adesso non più.
Non dar retta a quelle bambole.
Non toccare quelle pillole.
Quella suora ha un bel carattere,
ci sa fare con le anime.
Ti darei gli occhi miei,
per vedere ciò che non vedi.
L'energia, l'allegria,
per strapparti ancora sorrisi.
Dirti si, sempre si,
e riuscire a farti volare,
dove vuoi, dove sai,
senza più quei pesi sul cuore.
Nasconderti le nuvole,
quell'inverno che ti fa male.
Curarti le ferite e poi,
qualche dente in più per mangiare.
E poi vederti ridere,
e poi vederti correre ancora.
Dimentica, c'è chi dimentica
Distrattamente un fiore una domenica
E poi silenzi. E poi silenzi.
Nei giardini che nessuno sa
Si respira l'inutilità.
C'è rispetto grande pulizia,
è quasi follia.
Non sai come è bello stringerti,
ritrovarsi qui a difenderti,
e vestirti e pettinarti si.
E sussurrarti non arrenderti
nei giardini che nessuno sa,
quanta vita si trascina qua,
solo acciacchi, piccole anemie.
Siamo niente senza fantasie.
Sorreggili, aiutali,
ti prego non lasciarli cadere.
Esili, fragili,
non negargli un po' del tuo amore.
Stelle che ora tacciono,
ma daranno un segno a quel cielo.
Gli uomini non brillano
Se non sono stelle anche loro.
Mani che ora tremano,
perché il vento soffia più forte
non lasciarli adesso no.
Che non li sorprenda la morte.
Siamo noi gli inabili,
che pure avendo a volte non diamo.
Dimentica, cè chi dimentica,
distrattamente un fiore una domenica
e poi silenzi. E poi silenzi
* Ho collegato questo testo alla bella mattinata che ho trascorso a San Vincenzo, insieme ad alcuni degli ospiti della RSA di Campiglia M.ma ... e dopo in tipografia per la ristampa del libro di Leido Petricci e Dolores Annis, che ha come filo conduttore l'amore ...
giovedì 5 maggio 2011
Se solamente - Pablo Neruda

SE SOLAMENTE
Pablo Neruda
Se solamente mi toccassi il cuore,
se solamente mettessi la tua bocca sul mio cuore,
la tua bocca sottile, i tuoi denti,
e mettessi la tua lingua come una freccia rossa
là dove il mio cuore polveroso martella,
se soffiassi nel mio cuore, vicino al mare,
piangendo,
suonerebbe con rumore scuro,
con suono di ruote di treno assonnate,
come acque vacilllanti,
come l’autunno in foglie,
come sangue,
con un rumore di fiamme umide che bruciano il cielo,
suonando come sogni o rami o piogge
e sirene di un porto triste,
se tu soffiassi nel mio cuore vicino al mare,
come un fantasma bianco,
al bordo della schiuma,
in mezzo al vento,
come un fantasma scatenato,
in riva al mare,
piangendo…
mercoledì 4 maggio 2011
Solo questo mio disarmato amore ...

Disarmato amore
Antonio Salis
Canti di Romena
Nuvole da chissà dove portano un veliero
nessuno sul ponte niente nella stiva.
Così a volte io a te, disarmato pensiero
vela senza timone vengo alla deriva.
E non porto chissà cosa che tu ci perda il cuore
solo questo mio disarmato amore.
Disarmato amore che di amore non cede
se non di sabbia allonda, se non di orma al piede.
Luci di bianche perle splendenti come il giorno
hai per me raccolto nel mare più profondo.
Ma i più bei tesori che porti al ritorno
son questi tuoi occhi che hanno visto il mondo.
E non porti chissà cosa che io ci perda il cuore
solo questo tuo disarmato amore.
Disarmato amore che allamore si arrende
la conchiglia e il vento la carezza e il tempo.
Orme della tua tristezza trame doro infinite
cucite a filo bianco nella trama del mare.
Ed io abbandonerò le mie ferite
al misterioso mare del tuo cuore.
E prima che finisca il mare si scioglierà anche il cuore
cuore di acqua e sale disarmato amore.
Disarmato amore per amore si nega
e nei tuoi occhi piange e nel tuo cuore prega.
Neanche con una rosa, neanche con un fiore
solo questo mio disarmato amore.
Solo questo mio disarmato amore.
martedì 3 maggio 2011
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